Acetone e BHB nel latte

PERCHÉ?

Acetone e BHB (beta-idrossibutirrato) sono due corpi chetonici che si formano quando il bilancio energetico della bovina (Bilancio energia = apporti-fabbisogni) è negativo, tipicamente a inizio lattazione. In questa condizione l’animale mobilizza le riserve corporee di grasso che vengono rese disponibili a livello del fegato. In carenza di energia prontamente disponibile, come quella derivata dai carboidrati non fibrosi (zuccheri, amido, ecc.), l’ossidazione degli acidi grassi nel fegato è incompleta con la conseguente formazione e accumulo di corpi chetonici, acetone e BHB, nel sangue e successivamente nel latte. La presenza di corpi chetonici in sangue e latte è quindi un segno di chetosi (Gustafsson & Emanuelson, 1996).

PROBLEMA

Nei primi trenta giorni di lattazione, la chetosi subclinica, ossia quella non diagnosticata, ha spesso un’elevata incidenza all’interno della mandria (si stima fino al 40%!) (Amodeo P., 2014). Essa causa elevate perdite economiche in quanto comporta una perdita produttiva del latte, un peggioramento dei parametri riproduttivi (si ha, infatti, uno slittamento della prima ovulazione post-partum) e una depressione del sistema immunitario della vacca che quindi è più predisposta a contrarre altre dismetabolie o patologie. A causa della elevata mobilizzazione lipidica, il latte è inoltre caratterizzato da un elevato e non fisiologico tenore in grasso.

SOLUZIONI

Il livello di corpi chetonici nei fluidi corporei dell’animale può essere usato come un segnale di allarme per diagnosticare il rischio di chetosi. Si possono quindi analizzare il sangue, le urine e il latte, ma è per quest’ultimo che il campionamento risulta più agevole. Per quanto riguarda il latte, la vacca è considerata in chetosi subclinica se supera le 0,15 mmol/l di acetone o 0,10 mmol /l di BHB. La situazione è considerata accettabile se non più del 15% delle bovine nei primi 30 giorni di lattazione supera i due valori soglia, in caso contrario si può parlare di rischio di mandria (Amodeo P., 2014).

IL RISCHIO DI CHETOSI

Il rischio di chetosi è connesso alla gestione corretta dell’asciutta e al periodo di transizione, un periodo molto delicato perché, a causa dello stress legato all’imminente parto, la vacca tende a ridurre l’ingestione alimentare. Bisogna quindi curare al meglio l’alimentazione ma anche gli aspetti gestionali per ridurre al minimo ogni fonte di stress (Amodeo P., 2014).

COME PREVENIRE E TRATTARE IL RISCHIO DI CHETOSI

1. Verso la fine della lattazione la vacca non deve ingrassare eccessivamente. La soluzione è aumentare la percentuale di fibra digeribile della razione a discapito del tenore di amido.
2. Durante la prima fase dell’asciutta bisogna fornire razioni che favoriscano la ruminazione e non abbiano un elevato contenuto di energia (quindi razioni a base di fieno di graminacee o polifita).
3. Nel periodo di transizione bisogna massimizzare l’ingestione di sostanza secca. Bisogna aumentare i concentrati (rispettando però il quantitativo di fibra necessario alla salute del rumine e dell’intestino), ma diminuire gli alimenti chetogenetici, cioè eccessivamente ricchi di lipidi.

SUGGERIMENTI

• In caso di bilancio energetico negativo, a partire da 2/3 settimane prima del parto, si possono somministrare zuccheri, destrine, glicole propilenico, colina ruminoprotetta, niacina, calcio propionato e sodio propionato.
• La chetosi può subentrare anche in prossimità del picco di lattazione se l’animale non sostiene l’elevata produzione lattea con un’adeguata ingestione di energia. Prestare attenzione quindi anche a questo periodo.
• Ogni fonte di stress che deprime l’ingestione può predisporre le bovine alla chetosi: la qualità degli alimenti, la dimensione e l’affollamento delle strutture, lo spazio in mangiatoia, la quantità e la comodità della lettiera, la disponibilità di acqua, il caldo, gli spostamenti del gruppo … (Amodeo P., 2014).
• Il periodo per effettuare un test diagnostico va da una settimana prima del parto su campioni di sangue/urine a due settimane dopo il parto su campioni di latte.
• Tenere un registro dei risultati dei test per la chetosi (e altre dismetabolie o patologie) può aiutare a capire il livello di severità con cui intervenire nei programmi alimentari o gestionali e per darsi degli obiettivi di miglioramento di anno in anno.

È importante che lo stato corporeo espresso dal BCS (body condition score: da 1, molto magra, a 5, molto grassa) a fine gravidanza sia attorno a 3,5, max. 3,8, per prevenire l’insorgenza della chetosi.

Bibliografia e sitografia
• Amodeo P., 2014, Esame sul rischio di chetosi pronto in tre giorni, Stalle da latte, supplemento a L’Informatore Agrario 29/2014, pag 16-20
• Gustafsson A. H., Emanuelson U. (1996), Milk acetone concentration as an indicator of hyperketonaemia in dairy cows: the critical value revised, Animal Science 63: 183-188
• Duffield T. (2012), Minimizing Subclinical Metabolic Diseases, Extension, https://articles.extension.org/pages/25073/minimizing-subclinical-metabolic-diseases

 

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