Analisi chimica degli alimenti

PERCHÉ?

Nell’ottica della precision feeding, ovvero dell’alimentazione di precisione, è oggi indispensabile avere a disposizione la caratterizzazione chimica degli alimenti forniti alla propria mandria. I valori dei principali nutrienti sono infatti il punto di partenza per ogni software di razionamento.

PROBLEMA

I valori tabulati spesso non rappresentano la situazione reale: c’è quindi il rischio di fornire alcuni nutrienti in scarsità o in eccesso. Ciò potrebbe portare a maggiori costi della razione non giustificati dal livello produttivo e contemporaneamente un’elevata escrezione di nutrienti con relativi problemi ambientali.

SOLUZIONI

Tramite le analisi degli alimenti si possono formulare diete più economiche e bilanciate. La caratterizzazione chimica può avvenire tramite le analisi chimiche classiche o attraverso metodo NIR.

GLOSSARIO

Sostanza secca (SS o DM): è la percentuale dell’alimento che non è costituita da acqua (indicata dalla voce “umidità”), ovvero la porzione che contiene i principi nutritivi apportati dall’alimento stesso. Esprimere i valori dei nutrienti sulla base della sostanza secca permette di comparare la qualità dei foraggi e degli alimenti zootecnici in genere. Inoltre, conoscere la sostanza secca dei propri alimenti significa conoscere i reali quantitativi dei nutrienti somministrati alle bovine. Per i fieni e gli alimenti secchi, il contenuto di umidità non dovrebbe superare il 15%, altrimenti c’è il rischio di promuovere lo sviluppo di funghi e muffe (Penn State Extension). Per gli insilati invece il contenuto di umidità oscilla tra 20 e 70% in funzione del foraggio e del metodo di conservazione: più umidi gli insilati in trincea e nei silobag, più secchi quelli in rotoballe fasciate (New Brunswick Canada).

NDF: (fibra neutro detersa) rappresenta la parete delle cellule della pianta, cioè le emicellulose, la cellulosa e la lignina che costituiscono i carboidrati fibrosi. All’aumentare della sua percentuale nella dieta, diminuisce l’ingestione della bovina ma aumenta la sua attività masticatoria. Per i foraggi di leguminose il tenore di NDF ideale è al di sotto del 40% s.s. (sopra il 50% il foraggio è considerato scadente), mentre per le graminacee l’ideale è avere un NDF inferiore al 60%. Per essere più corretti l’NDF andrebbe calcolato al netto delle ceneri insolubili e con l’aggiunta di alfa-amilasi (aNDFom).

ADF: rappresenta la porzione scarsamente digeribile della parete cellulare (cellulosa e lignina e altre sostanze molto resistenti alla degradazione). Alte percentuali indicano quindi minore qualità del foraggio: valori sotto il 35% sono da preferire (Penn State Extension).

ADL: rappresenta la lignina, la frazione indegradabile dei carboidrati. Causa una minore digeribilità anche degli altri componenti della fibra (e non solo) in quanto agisce come una barriera fisica contro gli enzimi microbici (Heeg A., 2016).

Amido: è un carboidrato altamente digeribile per la bovina e quindi uno dei principali nutrienti per l’apporto di energia.

Proteina grezza (PG o CP): il contenuto in proteina grezza è calcolato a partire dal contenuto di azoto, assumendo che l’azoto sia presente nella proteina in proporzione costante del 16% (New Brunswick Canada); la PG include sia la proteina reale che l’azoto non proteico. Parte dell’azoto è associato alla fibra NDF (NDFIP) e in quanto tale o non viene degradato o lo è molto lentamente nel rumine.
Maggiore è la percentuale di proteina, maggiore è la qualità del foraggio (Penn State Extension). Una parte della proteina è necessaria alla crescita microbica nel rumine. Se in eccesso, può causare elevati livelli di urea nel sangue e nel latte, ridurre le performance produttive e riproduttive e aumentare l’escrezione azotata con negativi riflessi ambientali.

Estratto etereo (EE): rappresenta tutti i grassi o lipidi, solubili in etere. Include anche cere, cutine, acidi organici, alcoli e pigmenti. Se la dieta contiene più del 5% s.s. di grassi, la funzionalità ruminale può risultare inibita (https://www.daf.qld.gov.au/).

Ceneri (ash): sono l’insieme dei minerali contenuti nell’alimento. Nei foraggi un elevato tenore in ceneri (>7% s.s. nelle graminacee e >10% s.s. nelle leguminose) indica un probabile inquinamento con terra.

NFC (carboidrati non fibrosi) o NSC (carboidrati non strutturali): sono i carboidrati che non costituiscono la parete cellulare. È una misura di zuccheri, amido, pectine, betaglucani ecc. e vengono calcolati per differenza, come segue:
NFC=100-Ceneri-EE-PG-NDF+NDFIP.

SUGGERIMENTI

• Il corretto esito delle analisi chimiche dipende in primis da un adeguato campionamento: si deve ottenere un campione di alimento che sia rappresentativo dell’intera massa fornita all’animale
• Vista, odore e tatto sono altri utili strumenti per avere un’idea della qualità di un alimento, anche se forniscono informazioni limitate e inevitabilmente soggettive (Penn State Extension).

Bibliografia e sitografia
• Determining Forage Quality: Understanding Feed Analysis, 2013, Penn State Extension, https://extension.psu.edu/determining-forage-quality-understanding-feed-analysis, Visitato 2018
• Nutrition and milk fat percentage (2013), Department of Agricolture and Fischeries Queenslanf Government, https://www.daf.qld.gov.au/, Visitato 2018
• Heeg A. (2016), Feed Analysis Reports Explained (2016), Ontario – Ministry of agriculture, food and rural affairs, http://www.omafra.gov.on.ca/english/livestock/dairy/facts/16-049.htm
• Interpreting the feed analysis report (2017), NSW Department of primary industries, version No. 2-01/11/07, https://www.dpi.nsw.gov.au/__data/assets/pdf_file/0005/595256/Interpreting-the-feed-analysis-report.pdf
• Feed Analysis Values – Explanation of Terms, New Brunswick Canada, https://www2.gnb.ca/content/gnb/en/departments/10/agriculture/content/livestock/cattle/feed.html

 

Scarica il PDF